mercoledì 24 agosto 2011

Liquore alle amarene o Liquore della lunga attesa





Questa ricetta parla di lunghe attese e di santa pazienza. 
E' una di quelle preparazioi di cui ci si deve dimenticare per 3 lunghi anni.
Che se poi vogliamo proprio parlarne, non è che 3 anni siano così tano lunghi.
Scusate ma questo per me è un argomento un po' spinoso di quelli che, quando attacco a parlarne, divento nostalgica ai limiti della noia.
Però pensateci, il liquore alle amarene, una volta pronto, avrà vissuto con voi un pezzettino della vostra storia perché, se è vero che il tempo fugge via velocemente, è altrettanto vero che in 3 anni di cose ne possono accadere parecchie.


Ma veniamo a noi e alla ricetta di oggi con 2 premesse:


  1. Ho iniziato l'infusione di questo liquore a Luglio 2009, perciò sarà pronto soltanto a Luglio 2012. Perciò, ora come ora non posso garantire nulla! 
  2. La ricetta l'ho trovata su un libro meraviglioso: Cinque quarti d'arancia di Joanne Harris. Siccome non sono specificate le dosi, ho seguito anch'io l'istintivo procedimento che mette in opera Framboise Dartigen, la protagonista della storia.

Vi riporto il procedimento, tratto direttamente dal testo:
Il segreto è lsciarci i noccioli. Porre strati di amarene e zucchero uno sull'altro in un vaso di vetro dall'imboccatura larga, e ricoprire a poco a poco ogni strato con il liquore trasparente (il migliore è il kirsch, ma potete usare la vodka o perfino l'armagnac) fino a metà della capacità del vaso. Rabboccare con alcol e aspettare. Ogni mese girare accuratamente il vaso così da disperdere tutto lo zucchero accumulato. Nel giro di tre anni l'alcol ha dissanguato le amarene, e si è macchiato di rosso cupo, penetrando perfino nel nocciolo e nella piccola mandorla nel suo interno, facendosi pungente, evocativo, il profumo di un autunno passato. Servitelo in bicchierini da liquore, con un cucchiaio per tirar fuori l'amarena, e lasciatelo in bocca finché il frutto macerato si dissolve sotto la lingua. Bucate il nocciolo con la punta di un dente per liberare il liquore che si è fermato all'interno e tenetelo in bocca a lungo, giocandoci con la punta della lingua, facendolo rotolare sotto, sopra, come un grano del rosario. Provate a rievocare il momento della sua maturazione, quell'estate, quell'autunno caldo, quella volta in cui il pozzo si prosciugò, la volta in cui ci furono i nidi di vespe, tempi andati, perduti, ritrovati di nuovo in quel punto duro del cuore del frutto...

Come sarà bere questo liquore? Evocativo, come suggerisce l'autrice? 
Io lo spero e se sarà picevole da bere, ne metterò ancora a macerare. 
Altri 3 anni, altre storie, un'altro pezzo di vita.



Ecco il vaso del liquore affiancato dal "mio" Armagnac


Dopo 2 anni d'infusione, le amarene hanno già ceduto quasi tutto il colore

Nessun commento :

Posta un commento